Denunce e class action per mancata accessibilità digitale
Aggiornamento del 13 agosto 2024
Azione legale contro AccessiBe nello stato di NewYork per non conformità dell’overlay di accessibilità di un sito web – 10 luglio 2024
Il 24 giugno 2024 un piccolo centro estetico e dermatologico a New York City ha portato in tribunale la nota azienda che distribuisce overlay di accessibilità: AccessiBe. La tesi dell’accusa è che gli overlay siano pratiche ingannevoli, in quando promettono di risolvere in modo automatico l’accessibilità di un sito web, mentre il sito risulta non accessibile alle persone con disabilità.
Cosa sono gli overlay di accessibilità ?
Gli overlay di accessibilità sono dei software o plugin che dovrebbero servire per rimuovere le barriere di accesso da un sito web, spesso si tratta di JavaScript che vengono eseguiti direttamente nel browser web dell’utente e vanno a cambiare alcune impostazioni del sito originale prima che vengano visualizzate sullo schermo.
Perché il centro estetico ha fatto causa a AccessiBe?
Il centro estetico aveva installato "AccessWidget" il plugin di AccessiBe per un costo annuale di circa 500 $, convinti di essere in regola con l’accessibilità, ma una persona cieca, che non era riuscita a utilizzare il sito perché non accessibile nonostante il plugin, ha fatto causa al centro estetico con una Class Action, chiedendo un risarcimento perché il sito web del centro estetico non rispettava le regole dell’ADA (Americans with Disabilities Act) che sono il corrispettivo USA delle nostre leggi (Legge Stanca per l’Italia attualmente in vigore, Accessibility Act per l’Europa, in vigore da giugno 2025)
Gli avvocati che hanno sporto querela contro AccessiBe hanno deciso di depositare la causa come azione collettiva, cioè Class Action. Ciò significa che in futuro nella stessa causa collettiva potranno essere rappresentate anche tutte le altre persone o aziende che hanno acquistato "AccessWidget" di AccessiBe, inoltre la class action modifica i tempi di prescrizione rispetto a una causa individuale.
Alcuni estratti della causa contro AccessiBe
- Il querelante chiede inoltre un provvedimento ingiuntivo che obblighi AccessiBe a interrompere le sue pratiche ingannevoli.
- Le affermazioni di AccessiBe sull'efficacia dei suoi prodotti sono esagerate e molte delle sue dichiarazioni specifiche sono sostanzialmente fuorvianti e false, così come la sua garanzia che i suoi prodotti assicureranno che un sito web sia conforme all'ADA.
- L'affermazione fondamentale di AccessiBe è che l'installazione del suo widget garantirà, di per sé, che un sito web soddisferà le raccomandazioni WCAG e la conformità all'ADA. Questo è semplicemente falso.
- In molti casi, l'installazione del widget di AccessiBe ostacola effettivamente l'accessibilità, in quanto il widget di AccessiBe interferisce con gli strumenti tecnologici di accessibilità necessari ampiamente utilizzati dagli utenti con disabilità che necessitano di tali strumenti per navigare in Internet"
- Le aziende che utilizzano i prodotti AccessiBe hanno maggiori probabilità di essere oggetto di azioni legali. L'uso del widget di AccessiBe funge da segnale che un'azienda ha utilizzato una scorciatoia difettosa per rendere il proprio sito Web accessibile alle persone con disabilità, un espediente che in realtà impedisce alle persone con disabilità di utilizzare il sito Web.
(fonte: Studio Legale Lainey Feingold https://www.lflegal.com/2024/07/accessibe-class-action/)
La situazione degli overlay di accessibilità in Italia
Anche in Italia si possono trovare alcuni plugin o overlay di accessibilità commercializzati da diverse agenzie locali, e le aziende e Pubbliche Amministrazioni che scelgono di implementare questo sistema automatico per l’accessibilità delle loro risorse digitali corrono gli stessi rischi di essere oggetto di richieste di risarcimento e citazioni in tribunale, oltre ai richiami che potrebbero ricevere direttamente da AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale che è l’ente di controllo nazionale.
Quando entrerà in vigore l’Accessibility Act il rischio di sanzioni aumenterà, oltre al fatto di essere esposti anche alle cause intentate dai Paesi membri dell’Unione Europea.
L’overlay di accessibilità sembra una scorciatoia economica ma potrebbe rivelarsi più costosa di un percorso di accessibilità digitale eseguito da tecnici esperti.
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Articolo originale
Perché sono interessanti le cause legali americane per mancata accessibilità digitale? E in Italia?
Per quanto la maggior parte dei casi di denunce per siti non accessibili siano riferite al mercato americano, non dobbiamo dimenticare che internet non ha confini e le idee si propagano a grande velocità, sappiamo per esperienza che gli USA sono da sempre la culla dell’innovazione e molti fenomeni che riguardano la tecnologia partono da lì per poi diffondersi in tutto il mondo occidentale, per questo motivo conoscere quello che succede oltreoceano può essere predittivo su quello che succederà dopo l'entrata in vigore dell'Accessibility Act anche in Italia e in Europa, dove l’influenza del nuovo che avanza si propaga velocemente, basta guardare come i social networks e la digitalizzazione del lavoro e del tempo libero abbiano pervaso anche la nostra vita: è innegabile che ormai quasi ogni cosa, bene o servizio, possono essere ottenuti tramite una app.
Anche l’attenzione all’inclusione è cominciata negli Stati Uniti più presto che in Europa, infatti l'accessibilità dei siti web fa parte dell'ADA (Americans with Disabilities Act) dall'inizio degli anni 2000 e le relative cause legali sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni. La giurisprudenza sulla disabilità ha svolto un ruolo importante nella creazione di precedenti per il modo in cui l'ADA si applica a Internet.
Non appena avremo più particolari li pubblicheremo in un articolo dedicato.
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Secondo il rapporto annuale di UsableNET relativo al 2023, che ha coinvolto il team di ricerca dell'azienda per documentare tutte le cause legali e citazioni verso siti Web o app mobili nei tribunali federali o nei tribunali statali di New York e California, le denunce per l’accessibilità dei siti web per il 2023 indicano 4605 citazioni in tribunale con un forte trend in aumento rispetto all’anno precedente. (*)

Percentuale di cause federali rispetto alle cause negli stati di New York e California
Gli strumenti di intelligenza artificiale e altri programmi di terze parti per la scansione dell’accessibilità non hanno aiutato le aziende statunitensi tanto quanto avrebbero potuto sperare. Secondo il rapporto di UsableNET, sono aumentate anche le cause legali contro le aziende che utilizzano tali servizi.
Un aspetto interessante emerso dalla ricerca mostra come il 25% delle cause sono state intentate verso aziende già sotto processo o che avevano già ricevuto precedenti citazioni, spesso la prima causa riguarda il sito web e la seconda la app collegata. Inoltre, si è scoperto che i querelanti intentavano azioni legali contro un marchio affiliato o una società madre dello stesso gruppo. Da questi dati si può ricavare che se il sito web, le app o altri contenuti digitali di un'azienda non sono accessibili, sono a rischio.

Settori merceologici - percentuale cause 2023
Dai dati pubblicati emerge che l’82% delle cause legali sull’accessibilità dei siti web sono state intentate contro aziende del settore dell’e-commerce, gli altri settori in evidenza sono l'industria alimentare (7%), l'educazione (4%) e la sanità (2%) ma quasi nessun settore è escluso.
Perché l'e-commerce? Le aziende che vendono online sono più numerose rispetto a qualsiasi altro tipo di attività, i loro siti web cambiano spesso e molti hanno funzionalità complesse. Va sottolineato che la vendita on line di beni e servizi comprende in sé molti settori merceologici.
Overlay e widget di accessibilità non aiutano a evitare denunce
Con l’emergere di ChatGPT che prometteva di rendere il 2023 l’anno dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, uno dei risultati più degni di nota del rapporto di UsableNET riguarda l’uso di widget e overlay di accessibilità. Si tratta di programmi di terze parti che possono essere aggiunti ai siti web per eseguire automaticamente la scansione e tentare di correggere gli errori di accessibilità identificati. Prodotti come acceesiBE, Userway e AudioEye forniscono tutti sovrapposizioni di accessibilità.
Nell’ultimo anno infatti sono state intentate 933 cause legali contro aziende con widget attivi a differenza dei 313 dello stesso periodo dell'anno scorso.
Dato che il clamore intorno all'intelligenza artificiale non mostra segni di cedimento, è ragionevole aspettarsi che tali cause legali continueranno ad aumentare anche in futuro, poiché i proprietari di prodotti digitali credono nella supposizione pervasiva, ma tecnicamente inaccurata, che sempre più flussi di lavoro digitali, inclusa la correzione dell’accessibilità, possono essere automatizzati al 100%.
Le dimensioni delle aziende implicate nelle cause legali
Un altro aspetto interessante riguarda le dimensioni delle aziende coinvolte: la maggior parte delle aziende che hanno ricevuto azioni legali hanno un fatturato annuo inferiore a 25 milioni di dollari. Questo dato può farci riflettere, infatti attualmente in Italia la legislazione esclude l'obbligo di accessibilità digitale per le aziende private sotto i 500 milioni di fatturato, ma da giugno 2025, quando entrerà in vigore l'Accessibily Act, tutti i servizi digitali rivolti al pubblico dovranno essere accessibili. (Approfondisci)

Trend delle dimensioni delle aziende in milioni di dollari che hanno ricevuto citazioni in tribunale USA
Secondo la ricerca, il 21% dei 500 principali rivenditori di e-commerce americani ha ricevuto una citazione in tribunale nel 2023. Ci sono stati 106 cause contro i 500 principali rivenditori di e-commerce nel 2023 ma l'82% delle gradi aziende di e-commerce ha ricevuto almeno una citazione dal 2018 a oggi.
Le organizzazioni di tutte le dimensioni devono comprendere meglio i propri obblighi di conformità legale nonché le opportunità e i limiti dell’implementazione di soluzioni automatizzate.
Al di fuori degli aspetti legali, tuttavia, si nasconde anche un’entusiasmante opportunità di business.
Ovunque tra il 15 e il 25% della popolazione degli Stati Uniti vive con una qualche forma di disabilità, rappresentando un segmento di mercato, con un vasto reddito disponibile, che si sposa molto bene con la proposta di poter svolgere le proprie attività online comodamente da casa, a patto di poter avere risorse digitali accessibili. Le organizzazioni farebbero bene a tenere conto di queste considerazioni quando valutano i benefici in termini di costi relativi a cosa fare, o forse, cosa non fare.
Perché il numero di cause legali sull’accessibilità web è in aumento?
L’intensificarsi della velocità dei contenziosi sull’accessibilità web può essere attribuito a diversi fattori.
- In primo luogo, le persone con disabilità hanno bisogno di accedere a esperienze online fruibili, soprattutto perché la tecnologia digitale diventa sempre più necessaria e prolifica nella nostra vita quotidiana.
- In secondo luogo, sebbene le Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web (WCAG) forniscano standard di riferimento stabiliti per la conformità, questi non sono stati ufficialmente inseriti nelle normative a supporto dell’ADA, mentre in Italia la legge Stanca e in Europa l'Accessibility Act fanno esplicito rifermento allo standard comune WCAG 2.1.
- In italia, prima ancora di intentare una causa è possibile segnalare i casi di mancata accessibilità con una semplice pec all'AGID, Agenzia per l'Italia Digitale, che ha funzioni di vigilanza sull'attuazione della stessa legge e inoltre fornisce assistenza alla Pubblica Amministrazione e alle organizzazioni private per l'applicazione della normativa vigente, emana regole tecniche, circolari e linee guida in materia di accessibilità degli strumenti informatici.
I consumatori americani ritengono i marchi responsabili e li citano in giudizio attraverso class action
Numerosi marchi di consumo di alto profilo, tra cui la popolare wedding planner online Zola e il gigante del benessere Goop, hanno subito azioni legali collettive perché i loro siti Web erano inaccessibili agli utenti non vedenti o ipovedenti. Sia il caso Zola che quello Goop sono stati depositati nei tribunali federali di New York, che hanno visto il maggior volume di casi di accessibilità di qualsiasi altro stato già nel 2022.
In un anno segnato da simili azioni legali collettive che coinvolgono aziende di tutti i settori, da Barnes & Noble a Morgan Stanley, questi casi dimostrano che i consumatori di oggi conoscono i propri diritti e non esiteranno a ritenere le organizzazioni responsabili quando percepiscono che un'esperienza online non è accessibile.
Attualmente i siti web non sono gli unici prodotti digitali che le organizzazioni mettono a disposizione del pubblico. Man mano che la tecnologia digitale accelera e si diversifica, asset come app mobili, videogiochi ed esperienze di realtà virtuale devono essere sottoposti a un controllo legale più attento e diversi negozi di app e giochi hanno già ricevuto lettere di richiesta e azioni legali.
La presenza di sottotitoli nelle esperienze VR è fondamentale per consentire alle persone non udenti o con problemi di udito di partecipare allo spazio di realtà esteso. Con il metaverso al primo posto per molte aziende tecnologiche, le organizzazioni dovrebbero sapere che , indipendentemente dal fatto che i consumatori vi accedano tramite un browser web, un dispositivo mobile o un visore VR.
Se vuoi saperne di più sull'accessibilità digitale delle aziende
Alcuni esempi di cause legali sull’accessibilità digitale che hanno fatto notizia
Robles contro Domino's Pizza - una delle cause più famose sull’accessibilità web
Il 7 ottobre 2019, la Corte Suprema ha concesso una vittoria storica ai difensori della disabilità contro Domino’s Pizza per accuse di inaccessibilità del sito web. Nel 2016 Guillermo Robles ha intentato una causa contro il colosso della pizza dopo che gli era stato impossibile ordinare cibo sulla piattaforma digitale del marchio, nonostante utilizzasse la tecnologia assistiva. Il fatto che la Corte Suprema abbia dato ragione a un cieco è stato un passo nella giusta direzione. Dopo questo caso furono avviate molte altre cause legali.
Tra le motivazioni della sentenza, è stato osservato che se le aziende mantenessero siti non accessibili, si impedirebbe alle persone disabili di apportare benefici a parti sostanziali dell’economia. Dovrebbe essere obbligatorio fin dall’inizio della rivoluzione tecnologica rendere i siti web accessibili a tutti. La Corte Suprema difende la rivendicazione di un cieco per aver lottato per i suoi diritti. Nello specifico, il Titolo III stabilisce che "nessuna persona può subire la minima forma di discriminazione nel godimento di servizi, beni, privilegi o alloggio di “qualsiasi luogo pubblico”.
Tra le motivazioni è stato anche sottolineato che “Ordinare online offre ai clienti la possibilità di consultare più menu di quanto potrebbero fare se ordinassero per telefono. Permette agli ordini di essere “più accurati” senza alcun ostacolo e distrazione da ambienti rumorosi alle due estremità della linea telefonica”. È interessante notare che anche il portavoce di Domino lo ha riconosciuto.
Andrew Toro ha citato in giudizio una piccola azienda, Made in Maine di Lisa-Marie
Questo caso è interessante anche perché la proprietaria del sito querelato non aveva la minima idea di cosa fosse l’accessibilità digitale.
"Abbiamo oltre 400 artigiane e artigiani del Maine con cui trattiamo personalmente", ha affermato la proprietaria Lisa-Maire Stewart, che ha una serie di negozi fisici a Bath e Portland che attirano la maggior parte dei suoi clienti, e un sito web per la vendita on line dei suoi prodotti che consistono in souvenir di ogni genere.
"Abbiamo ricevuto lettere da tutti i tipi di avvocati di New York che dicevano: "Vogliamo occuparci del tuo caso, possiamo aiutarti con questa causa." E noi rispondevamo "Quale causa?" Pensavamo assolutamente che fosse una truffa", ha detto Stewart.
A settembre 2022 le sono stati consegnati i documenti del tribunale della querela di un signore cieco che stava cercando di fare acquisti online e di comprare una maglietta e non riusciva a completare l’ordine. La causa ha mostrato che il querelante Andrew Toro ha citato in giudizio Made in Maine di Lisa-Marie per "incapacità di progettare, costruire, mantenere e gestire il proprio sito web per essere completamente accessibile".
"Qualcosa che non ci aspettavamo e non potevamo permetterci", ha detto Stewart. Infatti negli Stati Uniti una causa in tribunale ha costi altissimi, ma è possibile e anche molto più semplice, pagare un risarcimento che può essere concordato tra le parti, senza arrivare al processo.
In questo caso specifico il risarcimento pagato è stato di 9000 dollari per il mancato acquisto di una semplice maglietta da 30 dollari, ma questo passaggio non risolve il problema una volta per tutte, infatti se il sito web non viene reso accessibile, la stessa persona, o chiunque, può nuovamente fare causa e ottenere di nuovo un risarcimento.
La notorietà di questo caso ha portato alla luce una notizia interessante, infatti un’altra azienda vicina a Portland era stata citata in giudizio nello stesso periodo dalla stessa persona, e hanno scoperto che ci sono più di 100 cause legali federali depositate presso il tribunale del distretto meridionale di New York sotto il nome di "Andrew Toro".
Gli avvocati dello studio legale internazionale Seyfarth Shaw, Kristina Launey e Minh Vu, che hanno seguito le cause legali dell'ADA negli ultimi dieci anni, hanno trovato migliaia di cause legali provenienti da Brooklyn, dove i querelanti possono riscuotere contanti, approfittando dei siti web non accessibili per ottenere risarcimenti importanti.
Altre denunce e class action di accessibilità web meno famose
NAD National Association of the Deaf contro NETFLIX
Questa causa risale al 2012 e si è conclusa con un risarcimento e un accordo extragiudiziale nel 2014.
Secondo la National Association of the Deaf (NAD), un’organizzazione che tutela le persone sorde, NETFLIX ha violato la legge non fornendo sottotitoli per la maggior parte dei suoi film e serie televisive disponibili in streaming. Anche in Italia Netflix è famoso per la distribuzione online di molti film e serie e sembra che questo problema sia ormai risolto.
Non fornire sottotitoli ha mostrato la loro indifferenza nei confronti di circa 36 milioni di americani non udenti o con problemi di udito.
Chi penserebbe che qualcuno possa trascinare in tribunale un colosso come NETFLIX?
National Federation of the Blind (NFB) contro Target Corporation
Nel 2006, la National Federation of the Blind (NFB) una associazione di persone non vedenti, ha intentato una causa contro Target Corporation, sostenendo che il loro sito web non fosse accessibile alle persone non vedenti. Target Corporation è una catena di grandi magazzini americani con sede a Minneapolis, Minnesota e si tratta dell'ottavo rivenditore al dettaglio negli Stati Uniti. Questo caso è stato risolto con un accordo extragiudiziale nel 2008, in cui Target ha accettato di migliorare l'accessibilità del proprio sito web e di pagare una somma considerevole in risarcimento danni e spese legali.
Class action contro una compagnia aerea britannica
La Royal National Institute of Blind People (RNIB), l'associazione inglese che riunisce le persone non vedenti, nel 2011 ha intentato una causa contro BMI Baby, una compagnia aerea britannica, per la mancanza di accessibilità del loro sito web per le persone non vedenti. La causa è stata risolta con un accordo extragiudiziale in cui BMI Baby ha accettato di apportare miglioramenti all'accessibilità del proprio sito web, oltre a pagare le spese legali e un risarcimento.
Cosa possiamo imparare dal contesto statunitense e come sarà il futuro dell'accessibilità digitale in Italia?
Come abbiamo visto dal trend monitorato da UsableNet, ma anche dalle notizie internazionali, la consapevolezza dei diritti delle persone disabili è sempre più diffusa, le persone vogliono informarsi, vogliono poter acquistare beni e servizi e quando si trovano davanti barriere digitali, protestano pubblicamente e si uniscono in associazioni per ottenere le stesse opportunità di tutti gli altri.
Da giugno 2025, con l'entrata in vigore anche in Italia dell'Accessibily Act, tutte le persone dovranno essere in grado di utilizzare gli strumenti digitali e quando ciò non sarà possibile, avranno uno strumento in più per far valere i propri diritti.
Le aziende e le organizzazioni che avranno reso accessibili le proprie risorse digitali saranno avvantaggiate, sia perché non dovranno investire grandi risorse in cause e spese legali, ma anche perché saranno più visitate e potranno vendere i propri prodotti al 20% di persone in più, oltre al fatto che potranno godere di maggior popolarità e migliore reputazione grazie al riconosciuto impegno sociale ed etico.
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* fonte www.usablenet.com - scarica il rapporto in inglese citato anche da The Wall Street Journal, Forbes, Ad Age e The Economist





